Gli studi e le ricerche degli ultimi anni, hanno rivelato come il Salento fosse abitato già nel Paleolitico medio periodo risalente a circa ottantamila anni fa. Nelle tante grotte dovute alla natura calcarea del territorio, sono stati rinvenuti utensili di selce. Probabilmente si trattava di ominidi appartenenti alla specie Uomo di Neanderthal, mentre quella dell'Homo sapiens sapiens si sarebbe diffusa nel Paleolitico superiore. Un'importante scoperta archeologica riguarda alcune statue ossee rinvenute nella Grotta delle Veneri presso Parabita, che dimostrano l'esistenza, già ventimila anni fa, di culti riguardanti la fertilità. Un'altra testimonianza notevole della preistoria salentina è rappresentata da Delia, un'ominide di sesso femminile scoperto ad Ostuni. L'importanza di Delia è dettata dal fatto che essa conservava in grembo i resti di un feto in fase terminale, diventando quindi la più antica madre della storia di cui si conservino i resti. Questi resti rappresentano i primi consanguinei di cui si ha traccia del Paleolitico e dell’intera storia umana. La presenza di uomini nel Salento durante il Paleolitico e il Neolitico è documentata anche da interessanti graffiti, pitture, utensili, resti umani ed animali, anch'essi rinvenuti nelle grotte della penisola. Altre importanti testimonianze ancestrali sono rappresentate da alcune costruzioni megalitiche nel territorio, come i dolmen, menhir e specchie, che nei secoli successivi furono adibite al culto del Cristianesimo. La penisola salentina, dai greci anticamente chiamata Messapia (cioè "Terra fra due mari"), era abitata dai Messapi, popolazione di origine illirica o egeo-anatolica. Le città principali erano: Alytia (Alezio), Ozan (Ugento), Brention/Brentesion (Brindisi), Hodrum/Idruntum (Otranto), Kaìlia (Ceglie Messapica), Manduria, Soletum (Soleto), Neriton (Nardò), Orra (Oria), Cavallino (non si hanno notizie certe del nome antico), Muro Leccese, Rudiae (Lecce) e, ai limiti settentrionali della penisola, l'importante città di Egnazia. La storia pre-romana del Salento è la storia della rivalità fra le popolazioni messapiche e tarantine, narrata anche da Erodoto, quando raccontò dello sterminio degli eserciti di Tarentini e Reggini avvenuto nel 473 a.C ad opera dell'alleanza stipulata tra Messapi e Lucani. Nel v secolo a.C Taras visse il periodo di maggiore floridezza, durante il governo settennale di Archita, che segnò l'apice dello sviluppo ed il riconoscimento di una superiorità politica sulle altre colonie dell'Italia meridionale. Risale a quel periodo l'occupazione dell'isola su cui sorgerà la futura Gallipoli: i Tarantini ne fecero uno scalo commerciale. La polis di Taranto ebbe rapporti alterni con i vicini Messapi, rapporti che spesso culminavano in veri e propri scontri, epocale quello del 473 a.C. Nel III secolo a.C. Taranto, orgogliosa della sua origine greca, cercò di ostacolare le mire espansionistiche di Roma nell'Italia meridionale e strinse un’alleanza con Pirro, Re dell'Epiro e nipote di Alessandro Magno. Gli scontri tra Epiroti e Romani cominciarono nel 280 a.C. Con il ritiro epirota determinato dalla sconfitta di Maleventum, i Tarantini chiamarono allora una flotta cartaginese a sostegno, affinché li aiutasse a liberarsi del presidio lasciato da Pirro. Per tutta risposta la città fu consegnata al console romano Lucio Papirio Cursore, e così Taranto cadde in potere dei Romani nel 272 a.C. Diventato presidio romano, la città fu citata da numerosi autori classici come luogo di divertimento della gioventù romana. Per tutte le città del Salento si preparava la conquista dei Romani, i quali ben presto si accorsero della posizione strategica del Salento che, con il porto di Brindisi, rappresentava la via per la conquista dei Balcani e della Grecia. Con la conquista romana, avvenuta tra il 269 a.C. e il 267 a.C., Lecce cambiò il suo nome in Lupiae (latinizzandolo). La città conobbe un periodo di notevole magnificenza sotto la guida dell’Imperatore Marco Aurelio. La nuova città fiorì in epoca adrianea e venne arricchita di un teatro e di un anfiteatro e collegata al Porto Adriano (oggi conosciuto come San Cataldo). Brindisi venne elevata al rango di municipio e ai brindisini fu riconosciuta la prestigiosa cittadinanza romana. La città adriatica divenne un porto trafficatissimo e caposcalo per l’ Oriente e la Grecia, infatti molti romani illustri transitarono da Brindisi, diretti in Grecia. Il dominio romano favorì la realizzazione di importanti infrastrutture e opere pubbliche, che comportarono una radicale trasformazione del paesaggio salentino e una completa ristrutturazione dei centri urbani. Fu costruita la via Appia che, passando da Taranto e Oria terminava di fronte al porto di Brindisi. A partire dal VI secolo Otranto cominciò a crescere di importanza e diventare il principale ponte con l'Oriente, sostituendosi a Brindisi che invece perdeva la sua centralità rispetto al periodo romano. Il Salento fu particolarmente colpito durante la guerra greco-gotica, voluta dall'Imperatore d'Oriente Giustiniano per riconquistare le terre occidentali un tempo appartenute a Roma, nel Salento e in Sicilia si affermò la dominazione bizantina. Il Salento conobbe una difficile ripresa economica nel dopo-guerra, che prese di mira soprattutto i maggiori centri urbani, mentre i Bizantini con la loro lingua, costumi e religione avvicinarono questi territori alla cultura greco-orientale. Intanto i Longobardi, sebbene ad oggi non si conoscono i modi e i tempi, conquistarono la Puglia e la parte set tentrionale con incursioni anche più a sud. La penisola salentina divenne, quindi, una terra di confine fra Longobardi e Bizantini. Nel 757, nel periodo in cui Longobardi e Bizantini stipularono la pace e si spartirono il territorio, la città idruntina venne restituita all'Impero insieme alla parte meridionale del Salento, ma ormai la trasmigrazione del nome Calabria era compiuta. Tra IX e X secolo il Salento dovette sopportare gli assalti dei Saraceni, che riuscirono a stanziarsi a macchia di leopardo sul territorio per periodi più o meno lunghi, fieramente contrastati dai Bizantini, che con Basilio I detto Il Macedone, avevano nel frattempo strappato ai Longobardi l'intera Puglia. In seguito alla conquista normanna furono fondati intorno al 1055 la Contea di Lecce, che diede i natali al re normanno Tancredi D’altavilla, la contea di Nardò, la contea di Soleto e nel 1088 il Principato di Taranto. I Normanni attuarono numerose riforme politiche, organizzando un efficace stato feudale, e si occuparono della fortificazione del territorio attraverso la costruzione di motte, ossia terrapieni aventi sulla sommità una torre di avvistamento e difesa. Nel territorio di Supersano sono ancora oggi presenti i resti della cosiddetta motta di Specchia Torricella. La prosperità raggiunta dal Salento durante la dominazione normanna è ancora oggi avvertibile dai lasciti artistici, tra i quali il celebre mosaico pavimentale della Cattedrale di Otranto e il Monastero di San Nicola di Casole. Con l'estinzione della famiglia regnante normanna ed il matrimonio fra l'ultima discendente della famiglia Altavilla Costanza ed Enrico IV di Svevia vi fu il successivo avvento degli Svevi. Il Salento divenne un'importante area di caccia e gli Svevi si interessarono anche della ristrutturazione delle fortificazioni, con modalità differenti rispetto al resto della Puglia. Nel 1266, l'ultimo sovrano di origine sveva Manfredi, figlio naturale di Federico II, morì combattendo nella battaglia di Benevento contro Carlo D’Angiò. Il nuovo sovrano, fondatore della dinastia angioina, era accompagnato da un nugolo di cavalieri provenzali che nel giro di pochi anni si sostituirono agli antichi feudatari normanno-svevi. Questi ultimi, non sopportando di essere privati dei loro feudi, invocarono l'aiuto del sovrano aragonese, imparentato con il defunto re Manfredi. Comincia così un'interminabile contesa tra Angioini (di origine francese) ed Aragonesi (di origine spagnola). Approfittando di ciò presero il sopravvento i baroni, piccoli sovrani assoluti di feudi più o meno vasti, che costruirono grandiosi e minacciosi castelli riducendo il popolo alla miseria. A partire dal XV secolo ebbero particolare fortuna le attività commerciali: Lecce in particolare ospitava tra le sue mura influenti comunità di mercanti Veneziani, Genovesi, Ragusei, ecc. I Veneziani crearono a Lecce e nella contea una loro colonia ed una loro chiesa presso la piazza del Mercato (attuale Sant'Oronzo), dove esercitavano le loro industrie ed i loro commerci. Fin dal 1543, la colonia veneziana era così prospera che innalzò, sulla sua chiesa leccese, il leone di San Marco. I Veneziani costruirono anche i loro palazzi signorili; tra tutti, si ricorda "Il Sedile" (1592), sito attualmente in Piazza Sant'Oronzo. Nel 1480, Otranto fu assediata e invasa dai Turchi, che provocarono l’eccidio di 800 persone, che rifiutarono la conversione all’Islam. Fu questo l'episodio più eclatante di una lunga serie di assalti turchi e corsari, che si fecero particolarmente intensi nel XVI secolo. Per difendersi da questi Carlo V ideò la costruzione di una serie ininterrotta di torri costiere fortificate (quasi tutte ancora visibili oggi lungo la costa salentina da San Catado a Porto Cesareo). Lo stesso Carlo V fece costruire la città fortificata di Acaja ed il castello di Lecce. Nello stesso periodo si diede il via alla costruzione di moltissime strutture religiose. Agli inizi del XVII secolo, la situazione economica di Taranto si aggravò inesorabilmente: la città ionica non costituì più una base militare importante, e le stagnanti attività della pesca e della mitilicoltura, nonché l'attività agricola nelle mani della nobiltà e del clero, determinarono una grave crisi economica che culminò nell'insurrezione popolare del 1647. Scoppiò allora anche a Taranto una rivolta popolare, sedata grazie all'intervento del Duca Francesco II Caracciolo di Martina Franca. Anche Lecce e Nardò insorsero con l'aiuto di nobili filoangioini ma la rivolta fu soffocata nel sangue con l'intervento militare del Conte di Conversano e Duca di Nardò, Giangirolamo Acquaviva che approfittando dell'occasione fece eliminare molti avversari politici e numerosi sacerdoti. Dalla seconda metà del secolo, la Spagna cominciò disiteressarsi delle sue colonie del Mediterraneo e per rinpinguare le casse dello stato spagnolo furono messi in vendita i titoli nobiliari di barone e marchese, che non appetibili dai veri nobili, furono acquistati da facoltosi proprietari terrieri o ricchi borghesi. Così ogni piccolo comune del salento ebbe il suo barone o marchese con relativo palazzo baronale. Una tremenda epidemia di peste funestò il Regno di Napoli nel 1656. Le vittime furono migliaia ovunque, ma la provincia di Terra d'Otranto fu miracolosamente risparmiata. La popolazione attribuì lo scampato pericolo all’intercessione di Sant’Oronzo che fu poi per questo proclamato patrono di Lecce e della provincia. La dominazione borbonica iniziò nel 1734 con il re Carlo III che passò presto al trono di Spagna e successivamente con Ferdinando IV si ebbe un periodo di crescita economica attraverso la costruzione di nuove strade e lo sviluppo dei porti. Inoltre, anche il Salento fu interessato dal diffondersi delle idee risorgimentali che si tradussero nella costituzione di diverse società segrete come la Carboneria. In questo periodo, da un punto di vista economico, l'alto Salento conobbe un notevole sviluppo agricolo, nel basso Salento predominò l’oliveto e nella parte centro-meridionale i cereali. Le condizioni di vita della popolazione salentina erano quelle di chi era vissuto per secoli in uno stato di servitùfeudale o sotto una dominazione straniera. Vi era un elevato numero di religiosi (sacerdoti, monaci, suore) che occupavano i numerosi conventi (almeno uno in ogni paese) e di cui curavano le relative rendite. Era questa una strada obbligata per molti giovani che volvevano sfuggire una vita di stenti. I braccianti costituivano la maggior parte della popolazione attiva e lavoravano dall'alba al tramonto solo nei mesi estivi ed autunnali. Per raggiungere il posto di lavoro spesso dovevano percorrere a piedi lunghi tratti di strada ed usavano delle zappe con manici corti che deformavano la spina dorsale. Si nutrivano con un pezzo di pane d'orzo ed un piatto di legumi la sera. Questo fragile equilibrio veniva facilmente spezzato da avvenimenti imprevisti come siccità, invasioni barbariche o calamità naturali, provocavando nella popolazione immani sofferenze. L'analfabetismo nel Salento aveva un tasso altissimo. I professionisti (notai, medici) erano molto pochi ed appartenevano alle famiglie nobili o di grossi proprietari terrieri. Con il Governo di Giolitti fu realizzato il mastodontico Acquedotto Pugliese, il più grande acquedotto d'Europa, che permise all'intera Puglia di rimediare allo storico problema della penuria di acqua. Durante la Prima Guerra Mondiale, Brindisi contribuì in modo significativo all'evolversi degli eventi bellici, grazie all'ampiezza ed alla sicurezza del suo porto. Le industrie del settore meccanico, presenti sul territorio, insieme all’Arsenale Militare Marittimo di Taranto lavorarono a ritmi frenetici. Il primo dopoguerra fu caratterizzato da aspre lotte sociali fra proprietari terrieri e contadini. In diversi paesi del Salento ci furono scioperi, occupazioni di terre e agitazioni, per sedare le quali le forze dell'ordine ricorsero spesso alle armi. Con l’avvento del fascismo, furono istituite le due nuove province, la provincia di Taranto e quella di Brindisi. Durante il ventennio, nonostante il rovinoso epilogo del regime, nel Salento furono realizzati insediamenti rurali per migliorare la resa della terra, vennero risanate zone malariche e paludose sia sul litorale ionico sia su quello adriatico, furono costruite scuole, formati gli insegnanti, realizzati alcuni palazzi istituzionali ed altre importanti infrastrutture. Nel corso della seconda guerra mondiale, il porto di Taranto fu teatro della tristemente nota “ Notte di Taranto". Dopo la destituzione di Mussolini e l’armistizio, la famiglia reale e il governo Badoglio si trasferirono a Brindisi, che quindi divenne capitale del Regno D’Italia. Le drammatiche condizioni economiche del secondo dopoguerra provocarono sia una ripresa delle lotte del movimento contadino, sia una massiccia emigrazione verso le città industriali del Nord Italia. Nei primi anni sessanta il Salento si dotò di importanti impianti industriali. A Brindisi fu realizzata una grande industria petrolchimica che andava ad aggiungersi ad altre imprese meccaniche ed aereonavali, a Taranto fu inaugurato il Centro Siderurgico per la lavorazione dell’acciaio in Europa. Attualmente il territorio del Salento conosce un processo di terziarizzazione dell'economia e punta sullo sviluppo e la commercializzazione di prodotti tipici di qualità, nonché sull'uso delle peculiarità del territorio in funzione del turismo, grazie anche al rinnovato interesse per le caratteristiche culturali ed enogastronomiche. Il Salento è una regione storico-geografica italiana coincidente con la parte meridionale della Puglia, bagnata dal mar Ionio ad ovest e dal mar Adriatico ad est. Il Salento è noto come penisola salentina o anche Il tacco d’Italia. La penisola salentina, geograficamente, è separata dal resto della Puglia da una linea ideale che dal punto più interno del Golfo di Taranto arriva fino all'Adriatico, in corrispondenza dei resti della città messapica di Egnazia, vicino a Fasano.
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